Un tempo si diceva due cuori e una capanna.
La fase dell'innamoramento ci fa dimenticare il resto del mondo.
Bruci pure la città...tanto noi siamo innamorati!
Per quanto accanto a questi due cuori qualcosa si aggiunge sempre.
Un simbolo, qualcosa che suggelli, che indichi l'unione.
Raccogliere e tenere in tasca un fazzoletto? Un guanto? Roba d'altri tempi.
Ho visto alla Tv che nei college americani usavan dare alla fidanzata la spilla della propria squadra o confraternita o il giubbotto. Roba d'oltreoceano.
Quando andavo a scuola vedevo che si scambiavano il ciondolo con l'iniziale, si portava così addosso l'iniziale dell'altro. In tempi più recenti magari se lo fanno anche tatuare!
Una simbologia che non basta più.
Nel mondo dello status simbol materiale, nell'epoca delle nuove comunicazioni, c'è un nuovo evento che testimonia due cuori nuovi insieme: L'opzione telefonica.
You&Me
Noi2
e non so cos'altro...
per spendere meno e parlare di più.
E' la nuova capanna.
Mi domando se i gestori telefonici ci facciano caso. Alle storie d'amore intendo. Quelle che nascono, o quelle che finiscono. Testimoniate dell'attivazione o da un cambio d'opzione.
Un'indagine telefonico-sentimentale.
Mi racconto a me stessa come una persona sempre estremamente fragile, bisognosa d'esser condotta per mano attraverso la vita, poi sempre più spesso mi scopro risoluta, forte, talvolta rigida.
Una forza che ho speriamentato sentendomi più forte di chi credevo mi avrebbe sostenuta e che si è lasciato sopraffare più di me, che si è lasciato tenere la mano, quando credevo che avrebbe tenuto la mia.
Questa forza mi soprende, mi appaga e mi spaventa anche.
Ma la guardo, la osservo questa parte di me piena di un'energia che ho sempre ritunuto di non avere.
Perchè non la guardavo?
Adesso sono anche risoluta e so di esserlo su tante cose e anche su di te.
Te che sei sempre sofferente e sfuggente.
Te che sei ancora impantanato nell'analisi di te stesso al punto da non poter vivere più di tanto quello che accade a un palmo dal tuo naso.
Te che ancora dopo anni mi dai la stessa emozione.
Te che però oggi mi fai anche repulsione.
Mi repelle questo pantano di emozioni tue personali che non vuoi condividere, questa sofferenza su cui ti ergi come fosse un piedistallo.
Questo dolore che sembra che solo tu sia in grado di provare e più ancora questo dolore che sembra che nessuno sia degno e in grado di capire, manco il tuo analista, da cui ti fai aiutare forse solo fino ad un certo punto.
Poi sarei io quella che è diffidente. Quella che vive nel suo spazio e non lascia entrare le persone.
Ma è la tua la porta è serrata.
Cosa l'hai dischiusa a fare per brevi attimi di sintonia, piacere e benessere complice se poi dovevi battere in ritirata senza possibilità d'appello?
La tua porta è serrata.
Lo sento e me ne distanzio.
Non busso più, non aspetto sul pianerottolo, non do testate al muro.
Mi volto e continuo a camminare, prendendo quello che provo come qualcosa da capire per conoscere ancora meglio me stessa e capire perchè uno come te mi emoziona.
Però, consapevole anche che la parte nera di te mi repelle. Vado verso la luce, e ti lascio nel tuo buio.
Nel tuo buio fango di sofferenza, crisi e solitudine ci resti da solo.
Vado verso la luce. Verso un domani tutto mio.
Adesso la cosa mi rende un poco triste.
Non ci sono lutti però. Non ho lasciato che il coltello emotivo tagliasse così tanto la mia anima stavolta.
Mi volto e continuo a camminare.
stavo facendo il te..
prendo la bustina
ora la bustina del te, quella bianca di teluccia che contiene il te, è confezionata singolarmente dentro una'altra bustina col nome del prodotto, a sua volta ogni singola bustina nella bustina sta nella scatola principale.
"Che spreco!" Ho pensato all'improvviso..
Basterebbero il te sfuso e la pallina d'acciaio.
Invece poi è subentrata la bustina usa e getta.
Adesso è subentrata pure la bustina per la bustina.
Quanti alberi ammazziamo per la bustina della bustina di tè?
E se io tornassi alla pallina d'acciaio servirebbe a qualcosa?
Questo mondo "usa e getta" a volte paura mi fa...
Cammino su di un filo sospesa...
questa è la sensazione,
la stessa del vuoto allo stomaco dell'altalena da bambina
un po' ti sprona ad andare avanti
un po' ti fa paura e non sai cosa accadrà
vorrei allargarla questa fune sottile sotto i miei piedi...
prenderne le estremità con le punte delle dita e allargarla fino a farla diventare una stradina sulla quale camminare con serenità, stabilità interiore.
Sentirmi stabile sui miei piedi.
Centrata su me stessa.
Senza provare il continuo bisogno di qualcosa (un lavoro?) o di qualcuno (un compagno?).
Solo quando si ha il completo possesso di se stessi si smette di dipendere da qualcosa che è fuori.
Ciò che è fuori non è sotto il mio controllo, può esserci o no, o sparire all'improvviso, è comunque una fonte di instabilità. Da qui si evince la mia deficienza nell'aver cercato fin'ora stabilità in qualcosa che per sua natura stabile non è.
Se l'equilibrio non è dentro...si cade.
Non si può pensare di saper stare in piedi se per farlo ci si deve appoggiare a qualcosa che è fuori di sé.
Lo fa il bimbo che non sa camminare e il vecchio ormai malato, il disabile o chi ha avuto qualche accidente temporaneo, ma chi può dire di saper stare in piedi non necessita appoggi o appigli di sorta.
Ecco questo devo imparare.
A stare in piedi da me.
Perchè fin'ora mi è solo sembrato di saperlo fare.
In realtà ero sempre appoggiata a qualcosa (un'attività, magari pure precaria, un corso di studi, che per sua natura ha una fine ben precisata) o a qualcuno (un'amicizia cara, un possibile compagno...).
Questo ha fatto di me qualcosa di non molto diverso da una bimbetta che ancora non sa camminare con le sue gambe.
Per cui se lasciata a sé, senza appoggi, cade.
E sono caduta.
Tante volte.
Direi troppe.
A questo punto non resta che imparare a camminare, mettersi in piedi piano piano, e cercare di trovare il proprio personale equilibrio.
Diverso da quello di tutti.
Solo mio.
Ecco che con le punte delle dita allargo un pochettino la mia fune sotto i piedi e già mi pare di starci su un po' meno stretta, un pochino meno precariamente, un passetto alla volta, cadrò ancora, ma so cosa sto cercando.
Puntare alla meta, è il primo passo per poterla raggiungere.
Basta con la mosca cieca.
Da brava viandante costruirò la mia via
cercando il mio equilibrio con l'andare.
Gattamorta specialista
con pluriennale esperienza sul campo
e soddisfacente raggiungimento degli obiettivi
cercasi per lezioni private.
Retribuzione in consulenze psicologiche.
No perditempo...che già ne perdo troppo da me!
eccoci qua.
single.
zitella.
sola.
ricomincia a girare la ruota.
una vocina dentro grida sempre "centoooo! centoooo! centoooo!"
ma so che il cento è proprio difficile, allora magari fai venti e non ti piace ritenti, fai quarantacinque, si, migliori ma ci sono sempre cinquantacinque punti che mancano all'obiettivo e che si sparpagliano in giro...chissàddove...chissàconchì!
ma devi continuare a girare la ruota, se no stai ferma, "non compagni, non voli, non ti cal d'allegria.."
la ruota il più delle volte è deludente, perchè troppo spesso invece di stare tutti li a mirare al cento, si teme talmente tanto di non raggiungerlo mai che ci si contenta di tanti punteggi inferiori...
ma tanti punteggi bassetti, anche se apparentemente possono aiutare, di fatto non sono l'obiettivo
e, a meno di non diventare sorda a quella vocina che grida sempre più fioca "ceentooo! ceeentooo!...", non si può rimanere soddisfatti a lungo dagli altri valori.
Ho timore e al tempo stesso desiderio di diventare sorda a quella vocina.
Quella vocina che mi sprona a cercare l'obiettivo.
Quell'unico cento che potrà rendermi felice a pieno.
Temo di non ascoltarla più perchè è difficile continuare a crederci, soprattutto in un mondo in cui non c'è molto tempo per giare la ruota
Desidero non ascoltarla più per non sentire la mancanza del mio cento.
So che tanti punteggini non sono il cento tondo, l'unico. So che le parti anche se sommate non possono eguagliare il tutto.
Però provo a riempirmi le tasche di caramelle, i miei punteggi bassi, senza capire ancora del tutto perchè si smetta di mirare al cento.
Cari possessori del cromosoma Y voi come riuscite così bene in questa diaspora sentimentale?
Sembra un carattere tanto adattivo al giorno d'oggi che anche tante donne lo hanno ormai sviluppato.
Certe volte penso che questa dispersione delle emozioni tra tante "luci" non riempia mai il cuore.
....e il cuore è un re che non si contenta.
Se ne parlava oggi con la cara Almost
Di che? di uomini, faccendaccia...
Di storie passata di altre più attuali,
del tal tipo,del tal'altro...
poi nel denigrar l'antipatico comportamento di un portatore (poco sano) di cromosoma Y l'Almost mi fa: "eeh.. ma uno che fa così mica è un principe azzurro!"
rispondo saggia come un cavaliere Jedi: "ebbene è giunto il momento di svelarti un arcano segreto: mentre si nutrono ancora seri dubbi sull'esistenza di Babbo Natale... è ormai da tempo accertata l'inesistenza del suddetto nobiluomo in veste cerulea!"
L' Almost accusa il colpo e sottolinea: "questa tematica meriterebbe un blog a parte..."
Ipse Dixit.



Grazie cara Occhi! Sto criceto è strepitoso!
Allora la cara scheggia giace da tre giorni nel letto godendo i postumi di una fantastica influenza stile "chiamiamo l'esorcista", oggi ho fatto mezzo metro e dal letto sono riusciata a raggiungere il computer, oh grossi passi avanti!
Allora dice perchè il blogghe...
il blogghe per dire la mia e rileggendola farmi un'idea della persona che l'ha scritta, scrivere per dire e capire chi sono...non che ci sia riuscita...e infatti sto ancora qua...che ve ne racconto!
..and the winners are Scorpione , Monicanta e Lucillina
2 di Gennaio: La piccola Scheggia torna single dopo due anni di onorata carriera da perfetta fidanzatina
1 a 0 pe' la sfiga...
3 Gennaio: La piccola Scheggia perde/le fregano il cellulare...
2 a 0 pe' la sfiga
4 Gennaio il call center Wind è praticamente chiuso per ferie, non risponde un'anima...e non posso manco bloccare la scheda...
3 a 0 pe' la sfiga..
Ahò se lo sapevo me chiudevo 'n casa e je davo er tre a zero a tavolino...me stressavo de meno! è!
Piove,
senti come piove,
madonna come piove,
senti come viene giù.
No, non è vero. Adesso ha smesso.
Sarà finita. Quanta acqua possono contenere delle nuvole!?
Certo che se è vero quel che dice il proverbio,sto governo gli vanno tagliate le mani, anzi le manooooo!
Roma è bloccata.
Dallla pioggia. Dalle manifestazioni.
Contro il governo, per l'appunto.
Un nesso ci deve essere.
Sincronicità.
Nulla capita a caso.
Vorrei avere la testa per leggermi il decreto e capire.
Sto periodo però non ce l'ho.
Allora sento tante voci a destra e manca.
(Senza dimenticare che quello che manca a destra a manca c'è!)
Alla fine cosa viene fuori?
Che le ricchezze non sono un bene materiale infinito. Anzi. Ergo quelle che esistono sono mal distribuite.
Niente di nuovo.
Non mi va di lanciarmi in un dibattito politico.
Dico solo che lo stipendio dei parlamentari e quello dei calciatori sono due vergogne.
Dico pure che tutta questa pioggia non può cadere giù a caso.
Noèèèèè.....Noèèèèèèèèè!!!