Mi racconto a me stessa come una persona sempre estremamente fragile, bisognosa d'esser condotta per mano attraverso la vita, poi sempre più spesso mi scopro risoluta, forte, talvolta rigida.
Una forza che ho speriamentato sentendomi più forte di chi credevo mi avrebbe sostenuta e che si è lasciato sopraffare più di me, che si è lasciato tenere la mano, quando credevo che avrebbe tenuto la mia.
Questa forza mi soprende, mi appaga e mi spaventa anche.
Ma la guardo, la osservo questa parte di me piena di un'energia che ho sempre ritunuto di non avere.
Perchè non la guardavo?
Adesso sono anche risoluta e so di esserlo su tante cose e anche su di te.
Te che sei sempre sofferente e sfuggente.
Te che sei ancora impantanato nell'analisi di te stesso al punto da non poter vivere più di tanto quello che accade a un palmo dal tuo naso.
Te che ancora dopo anni mi dai la stessa emozione.
Te che però oggi mi fai anche repulsione.
Mi repelle questo pantano di emozioni tue personali che non vuoi condividere, questa sofferenza su cui ti ergi come fosse un piedistallo.
Questo dolore che sembra che solo tu sia in grado di provare e più ancora questo dolore che sembra che nessuno sia degno e in grado di capire, manco il tuo analista, da cui ti fai aiutare forse solo fino ad un certo punto.
Poi sarei io quella che è diffidente. Quella che vive nel suo spazio e non lascia entrare le persone.
Ma è la tua la porta è serrata.
Cosa l'hai dischiusa a fare per brevi attimi di sintonia, piacere e benessere complice se poi dovevi battere in ritirata senza possibilità d'appello?
La tua porta è serrata.
Lo sento e me ne distanzio.
Non busso più, non aspetto sul pianerottolo, non do testate al muro.
Mi volto e continuo a camminare, prendendo quello che provo come qualcosa da capire per conoscere ancora meglio me stessa e capire perchè uno come te mi emoziona.
Però, consapevole anche che la parte nera di te mi repelle. Vado verso la luce, e ti lascio nel tuo buio.
Nel tuo buio fango di sofferenza, crisi e solitudine ci resti da solo.
Vado verso la luce. Verso un domani tutto mio.
Adesso la cosa mi rende un poco triste.
Non ci sono lutti però. Non ho lasciato che il coltello emotivo tagliasse così tanto la mia anima stavolta.
Mi volto e continuo a camminare.