viaggio pazzo
derealizzante
un trip
che non è tale
e faccio fatica
e attendo speranzosa di tornare a un blanda normalità..
stavo facendo il te..
prendo la bustina
ora la bustina del te, quella bianca di teluccia che contiene il te, è confezionata singolarmente dentro una'altra bustina col nome del prodotto, a sua volta ogni singola bustina nella bustina sta nella scatola principale.
"Che spreco!" Ho pensato all'improvviso..
Basterebbero il te sfuso e la pallina d'acciaio.
Invece poi è subentrata la bustina usa e getta.
Adesso è subentrata pure la bustina per la bustina.
Quanti alberi ammazziamo per la bustina della bustina di tè?
E se io tornassi alla pallina d'acciaio servirebbe a qualcosa?
Questo mondo "usa e getta" a volte paura mi fa...
Da qualche giorno me la rido..
di tutto,
delle sfighe,
della vita.. e mi diverto un sacco.
Un solo dubbio:
sarà mica la fase "UP" di una sindrome bipolare incipiente?
'AZZ..! 
Potevo mai io nell'andando alla ricerca di me stessa medesima rimanere avulsa dall'oriental consiglio?
No, no!
E allora piccola scheggia si è rivolta ad un librino Zen, dove ti legge quanto segue:
"Maestro qual'è il segreto per raggiungere la piena consapevolezza di sè?"
"Hai mangiato?" risponde il maestro
"Si".
"Allora lava la tua ciotola". sentenzia il maestro.
A parte i primi secondi di risa acute pe sto schiavista deprivato di lavastoviglie, mi sono messa a riflettere seriamente.
Le piccole cose. Quelle che ogni giorno compiamo senza pensarci. I cosiddetti automatismi. Sono diventati tali perchè li compiamo senza problemi, senza più aver bisogno di prestarci attenzione.
Eppure prestare attenzione a questi momenti piccini: camminare, lavare un piatto, ma anche solo respirare, ci rende consapevoli di noi stessi in un momento di estrema tranquillità.
Consapevoli del nostro corpo e del nostro stato emotivo mentre compiamo qualcosa di estremamente rassicurante e ripetuto ci rende certi. Certi e centrati su di noi.
Molto cognitico comportamentale.
Una sorta di desensibilizzazione sistematica, solo più zen.
Cammino su di un filo sospesa...
questa è la sensazione,
la stessa del vuoto allo stomaco dell'altalena da bambina
un po' ti sprona ad andare avanti
un po' ti fa paura e non sai cosa accadrà
vorrei allargarla questa fune sottile sotto i miei piedi...
prenderne le estremità con le punte delle dita e allargarla fino a farla diventare una stradina sulla quale camminare con serenità, stabilità interiore.
Sentirmi stabile sui miei piedi.
Centrata su me stessa.
Senza provare il continuo bisogno di qualcosa (un lavoro?) o di qualcuno (un compagno?).
Solo quando si ha il completo possesso di se stessi si smette di dipendere da qualcosa che è fuori.
Ciò che è fuori non è sotto il mio controllo, può esserci o no, o sparire all'improvviso, è comunque una fonte di instabilità. Da qui si evince la mia deficienza nell'aver cercato fin'ora stabilità in qualcosa che per sua natura stabile non è.
Se l'equilibrio non è dentro...si cade.
Non si può pensare di saper stare in piedi se per farlo ci si deve appoggiare a qualcosa che è fuori di sé.
Lo fa il bimbo che non sa camminare e il vecchio ormai malato, il disabile o chi ha avuto qualche accidente temporaneo, ma chi può dire di saper stare in piedi non necessita appoggi o appigli di sorta.
Ecco questo devo imparare.
A stare in piedi da me.
Perchè fin'ora mi è solo sembrato di saperlo fare.
In realtà ero sempre appoggiata a qualcosa (un'attività, magari pure precaria, un corso di studi, che per sua natura ha una fine ben precisata) o a qualcuno (un'amicizia cara, un possibile compagno...).
Questo ha fatto di me qualcosa di non molto diverso da una bimbetta che ancora non sa camminare con le sue gambe.
Per cui se lasciata a sé, senza appoggi, cade.
E sono caduta.
Tante volte.
Direi troppe.
A questo punto non resta che imparare a camminare, mettersi in piedi piano piano, e cercare di trovare il proprio personale equilibrio.
Diverso da quello di tutti.
Solo mio.
Ecco che con le punte delle dita allargo un pochettino la mia fune sotto i piedi e già mi pare di starci su un po' meno stretta, un pochino meno precariamente, un passetto alla volta, cadrò ancora, ma so cosa sto cercando.
Puntare alla meta, è il primo passo per poterla raggiungere.
Basta con la mosca cieca.
Da brava viandante costruirò la mia via
cercando il mio equilibrio con l'andare.
Gattamorta specialista
con pluriennale esperienza sul campo
e soddisfacente raggiungimento degli obiettivi
cercasi per lezioni private.
Retribuzione in consulenze psicologiche.
No perditempo...che già ne perdo troppo da me!